Interessanti peculiarità di un cratere di Utopia Planitia
NASA/JPL/Università dell’Arizona
Interessanti peculiarità di un cratere di Utopia Planitia
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Questa ripresa mostra un cratere da impatto senza nome situato in Utopia Planitia, con un diametro di più di 10 chilometri e profondo circa 700 metri. Le diverse caratteristiche all’interno ed attorno al cratere potrebbero stare ad indicare la presenza di un fluido al di sotto della superficie.

Le caratteristiche lineari che si irradiano dal bordo del cratere verso l’esterno sono evidenti in alto a destra ed in basso sempre a destra dell’immagine completa. L’esame ravvicinato dimostra che queste formazioni sono costituite da rocce e da terreno più fine posizionati lungo una linea retta; sono dei raggi prodotti subito dopo l’impatto dal materiale del terreno che si muove a grande velocità.

Il materiale espulso dall’impatto proviene dalle profondità sottostanti il cratere e lo studio della sua composizione ci potrà dire quali tipi di rocce si trovano sotto la superficie.

Un’ immagine di contesto ripresa dalla camera MOC della sonda Mars Global Surveyor mette in evidenza il “piedestallo”, a forma di frittella, formato dal materiale eiettato. Il piedestallo ha un diametro di circa 20 chilometri. I crateri a “piedestallo” come questi potrebbero essersi formati in seguito all’impatto per lo scioglimento del ghiaccio sotto la superficie.

L’immagine di dettaglio mostra una parte del pendio rivolto ad ovest che si trova dentro il cratere, le zone più in alto si trovano ad est (a destra nella foto). In questa immagine si vedono diversi canali, alcuni dei quali larghi 6 metri, che tagliano le pendici in direzione Est-Ovest.

Non è chiaro se questi canali siano stati incisi da uno smottamento ‘asciutto’ del terreno oppure da un fluido. I canali tagliano in due alcune creste allungate, relativamente più vecchie, ricche di rocce (per esempio, osservate il sito marcato con una A nell’immagine di dettaglio) che sono più o meno perpendicolari rispetto al pendio. Per contrasto, nel sito “B” si vedono delle creste relativamente più giovani che si trovano al di sopra dei canali, sul fondo di alcuni dei quali possiamo notare la presenza di dune di sabbia.

In altre parti di questo cratere, le creste digradano lateralmente in ondulazioni e fessurazioni dal similare orientamento. Una possibile spiegazione per la formazione delle creste, delle ondulazioni e delle crepe potrebbe essere il lento scivolamento verso il basso di terreno viscoso (in inglese creep), forse cementato dal ghiaccio o da qualche altro agente. Dalla relazione tra gli strati che possiamo osservare nella sezione trasversale dell’immagine di dettaglio, si può dedurre che potrebbero esserci stati parecchi episodi di smottamento e di formazione dei canali che si sono alternati nel corso del tempo.

Traduzione: Roberto Gorla

 
Data di acquisizione
23 dicembre 2006

Ora su Marte
3:24 PM

Latitudine (centrata)
41.2°

Longitudine (Est)
136.3°

Altitudine della sonda
303.1 km

Scala originale dell’immagine
30.3 cm/pixel (con 1 x 1 binning) e gli oggetti di 91 cm attraverso sono risolti

Scala dell’immagine proiettata:
25 cm/pixel

Immagine proiettata
Equirettangolare (e il nord è su)

Angolo di emissione
7.6°

Angolo di fase
61.8°

Angolo di incidenza del Sole
54°, e il Sole è localizzato 36° sopra l’orizzonte

Longitudine solare
154.8°, estate settentrionale

JPEG
Nero e bianco:
proiettato  non proiettato

Colore IRB:
proiettato  non proiettato

Colori combinati IRB:
proiettato

Colori combinati RGB:
proiettato

Colore RGB:
non proiettato

JP2 per scaricare
Nero e bianco:
proiettato (1058 MB)

Colore IRB:
proiettato (536 MB)

JP2 EXTRAS
Nero e bianco:
proiettato  (518 MB)
non proiettato  (486 MB)

Colore IRB:
proiettato  (197 MB)
non proiettato  (370 MB)

Colori combinati IRB:
proiettato  (270 MB)

Colori combinati RGB:
proiettato  (279 MB)

Colore RGB:
non proiettato  (356 MB)
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NB
IRB: Infrarosso–rosso–blu
RGB: Rosso–verde–blu


Addenda
Il Jet Propulsion Laboratory della NASA dirige la sonda MRO. La fotocamera fu costruita da Ball Aerospace & Techologies Corp., e il suo progetto è realizzato dall’Università dell’Arizona.