Forse individuato il lander sovietico Mars 3?
NASA/JPL/Università dell’Arizona
Forse individuato il lander sovietico Mars 3?
ESP_031036_1345
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Nel 1971 l’allora Unione Sovietica lanciò verso Marte le missioni Mars 2 e Mars 3. Ognuna di esse consisteva in un ‘orbiter’ e un ‘lander’. Entrambe le missioni delle sonde orbitanti furono un successo, nonostante la superficie di Marte fosse oscurata da una tempesta di sabbia su scala planetaria. Il modulo di atterraggio della Mars 2 si schiantò al suolo ma la Mars 3 ebbe successo nell’effettuare il primo atterraggio morbido sul Pianeta Rosso. Sfortunatamente, dopo soli 14 secondi e mezzo le trasmissioni si interruppero, per ragioni sconosciute.

Il sito previsto per l’atterraggio era situato a latitudine 45 sud e a longitudine 202 est, all’interno del cratere Tolomeo. Nel novembre del 2007, la camera HiRISE della MRO ha ripreso un’immagine ad alta risoluzione di questo sito. L’immagine PSP_006154_1345 è composta da 1,8 miliardi di pixel, per cui sarebbero necessari 2.500 schermi di computer di normale dimensione per vedere l’immagine intera a piena risoluzione! Solo molto di recente nell’immagine sono stati rilevati dei manufatti che sembrano risalire al lander del Mars 3.

Vitali Erogov è il fondatore e l’amministratore della più grande comunità russa sul Web che si interessa del rover Curiosity. Gli iscritti a questa ‘community’ hanno effettuato la ricerca preliminare di Mars 3 tramite un’iniziativa di ‘crowdsourcing’. Ci si aspettava di riprendere il paracadute, lo scudo termico, lo stadio con i retrorazzi e il ‘lander’ vero e proprio. Erogov ha realizzato dei modelli in scala di ogni componente, come apparirebbero alla scala dell’immagine ripresa da HiRISE (25,3 cm/pixel), ed ha attentamente esaminato le più minute peculiarità contenute nell’immagine, arrivando a identificare ciò che sembrano dei possibili candidati nella parte più a sud della scena. Tutti gli ipotetici componenti presentano dimensioni e forma in accordo con ciò che ci si attendeva e sono sistemati sulla superficie nell’ordine che ci si aspetta dalla sequenza di ingresso nell’atmosfera, di discesa e di atterraggio sulla superficie marziana.

Uno dei consiglieri del gruppo russo è il Dottor Alexander “Sasha” Basilevsky, molto ben conosciuto nella comunità scientifica internazionale. Basilevsky contattò con Alfred McEwen, lo scienziato a capo del team di HiRISE, suggerendo di riprendere nuovamente la scena. La MRO ha ripreso questa immagine il 10 marzo del 2013. Lo scatto è stato organizzato per riprendere a colori parte dei componenti e per dare una seconda occhiata con un diverso angolo di illuminazione, per ottenere maggiori informazioni. Nelle immagini a colori non sono visibili anomalie, il che è comprensibile dopo più di 40 anni di deposizione della polvere sulla superficie. Allo stesso tempo, Basilevsky e Erogov si sono messi in contatto con gli ingegneri e gli scienziati russi che avevano lavorato sulla Mars 3 per avere maggiori informazioni.

Quello che si suppone essere il paracadute è la caratteristica più evidente e inusuale ripresa nelle immagini. È una zona di colore particolarmente chiaro per questa regione, di circa 7,5 metri di diametro. Il paracadute completamente spiegato avrebbe un diametro di 11 metri, pertanto l’oggetto ripreso sembra essere in buon accordo con esso. Nella seconda immagine ripresa da HiRISE buona parte del paracadute sembra essere più chiara, forse a causa di una migliore illuminazione della superficie inclinata su cui giace, ma è anche possibile che il motivo stia nel fatto che nel corso degli anni parte della polvere è stata spazzata via. Di recente la HiRISE ha ripreso il paracadute del Mars Science Laboratory evidenziandone il movimento a causa del vento, movimento che è in grado anche di spazzare via la polvere. Anche il paracadute del lander del Viking 1, arrivato su Marte nel 1976, è ancora visibile nelle immagini riprese dall’orbita come una macchia chiara: è pertanto ragionevole che un paracadute di pochi anni più vecchio sia ancora visibile, forse grazie all’azione del vento che spazza via la polvere.

La zona chiara è effettivamente una peculiarità inusuale per questa zona, in quanto non ce ne sono di analoghe in altre immagini, come ci si potrebbe aspettare se fossero di origine naturale. Nella seconda immagine, ripresa con una illuminazione più a perpendicolo, l’ipotetico componente è certamente il punto più brillante di essa. L’oggetto appare differente dai paracadute dei ‘lander’ americani in quanto esso non è, come questi, allungato a causa della componente laterale di velocità generata dal ‘guscio’ attaccato al paracadute. Il disegno delle sonde sovietiche comportava una discesa puramente verticale che lascia il paracadute adagiato sulla superficie secondo una forma più o meno circolare.

Il modulo di discesa con i retrorazzi era attaccato al ‘lander’ con una catena, e ciò che supponiamo essere il modulo ne ha le dimensioni e mostra pure una estensione lineare che potrebbe essere proprio la catena. A Vitali Erogov è stato poi detto che la lunghezza della catena era di circa 4 metri e mezzo, in buon accordo con la lunghezza della linea visibile nell’immagine (4,8 metri) che potrebbe essere il risultato del disturbo apportato alla superficie marziana dal trascinamento della catena stessa. Vicino al supposto modulo di discesa si trova una caratteristica che ha la stessa forma e dimensione del ‘lander’ vero e proprio, con i quattro ‘petali’ aperti.

Quello che si suppone essere lo scudo termico coincide con un oggetto a forma di scudo, di dimensioni giuste, parzialmente sepolto nel terreno.

Visto nel complesso, questo gruppo di caratteristiche superficiali e la sua disposizione sul terreno è in rimarchevole accordo con quanto ci si può aspettare dal sito di atterraggio di Mars 3, ma non può essere esclusa del tutto una diversa interpretazione. La successiva analisi dei dati e ulteriori riprese fotografiche mirate a comprendere meglio le forme tridimensionali degli oggetti in questione potranno portare alla conferma o meno dell’interpretazione data a queste riprese.

Traduzione: Roberto Gorla
 
Data di acquisizione
10 marzo 2013

Ora su Marte
2:42 PM

Latitudine (centrata)
-45.1°

Longitudine (Est)
202.0°

Altitudine della sonda
254.5 km

Scala originale dell’immagine
25.5 cm/pixel (con 1 x 1 binning) e gli oggetti di 76 cm attraverso sono risolti

Scala dell’immagine proiettata:
25 cm/pixel

Immagine proiettata
Equirettangolare (e il nord è su)

Angolo di emissione
9.8°

Angolo di fase
47.6°

Angolo di incidenza del Sole
38°, e il Sole è localizzato 52° sopra l’orizzonte

Longitudine solare
279.7°, inverno settentrionale

JPEG
Nero e bianco:
proiettato  non proiettato

Colore IRB:
proiettato  non proiettato

Colori combinati IRB:
proiettato

Colori combinati RGB:
proiettato

Colore RGB:
non proiettato

JP2 per scaricare
Nero e bianco:
proiettato (238 MB)

Colore IRB:
proiettato (203 MB)

JP2 EXTRAS
Nero e bianco:
proiettato  (101 MB)
non proiettato  (149 MB)

Colore IRB:
proiettato  (44 MB)
non proiettato  (194 MB)

Colori combinati IRB:
proiettato  (72 MB)

Colori combinati RGB:
proiettato  (68 MB)

Colore RGB:
non proiettato  (187 MB)
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NB
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RGB: Rosso–verde–blu


Addenda
Il Jet Propulsion Laboratory della NASA dirige la sonda MRO. La fotocamera fu costruita da Ball Aerospace & Techologies Corp., e il suo progetto è realizzato dall’Università dell’Arizona.